Racconti: a caccia nel vignone

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RACCONTI DI CACCIA

QUELLA VOLTA NEL VIGNONE

Quel sabato mattina Corrado ed io eravamo a caccia in vigna. Era già la seconda metà di ottobre e nei giorni precedenti c‘era stata una insolita, enorme buttata di tordi di passo, per la gioia di tordaioli, capannisti e bruciasiepi.

La muta di Ariegeois di Corrado era pronta a dare il massimo: Bollo (gran cane di centro), Brio, Tosca e Brina. Quattro cani perfettamente complementari tra loro, una orchestra affiatata alla perfezione in ognuna delle quattro fasi classiche della caccia alla lepre con il segugio.

Destinazione di quel giorno una vigna davvero grandissima (il Vignone), uno spazio grande e ben tenuto, con un lago artificiale, l’habitat perfetto per la lepre perfetta.

Appena sciolti, i cani hanno subito attaccato una pastura fresca. I loro potenti ululati risuonavano nell’intera vallata ed a noi facevano tremare i polsi e battere forte il cuore.

Per ben due volte Bollo era arrivato a un fossetto costellato di olmi e arbusti, che costeggiava un lato della vigna. Entrambe le volte gli altri lo avevano richiamato indietro, ma lui, deciso, si era spinto oltre il fossetto per la terza volta e, con un possente ululato dei suoi, aveva richiamato l’intera muta. Ora tutti e quattro risalivano sicuri e dando voce una grande collina arata e spoglia. Mi sono messo a correre come un forsennato, sapevo che non dovevo abbandonare la mia “squadra” in quel momento davvero speciale!

Arrivata a un vecchio casolare, la muta è tornata indietro. “Ecco dove la lepre ha fatto le doppie”, mi sono detto.

LA SFIDA

Dopo circa duecento metri, i cani sono entrati in un uliveto giovane e dopo poco ecco l’urlo dello scovo. La lepre, che io non vedevo ancora, si dirigeva verso il fossetto. Solo sette/ottocento metri più in alto e sarebbe entrata nel Vignone. Correvo come un pazzo per tagliarle la strada. Ad un certo punto l’ho vista: era lunga, maledettamente lunga ma era di fianco e ogni cacciatore esperto sa che la scelta dell’angolatura perfetta da cui sparare in questi casi è cruciale.

Ho sparato. Primo colpo nulla, secondo colpo apparentemente nulla, terzo colpo… nulla.

La lepre ha attraversato il fossetto, ovviamente sempre con la muta urlante dietro, iniziando a salire l’altra collina arata, di lato al Vignone. La vedevo a specchio. Dopo circa cento/centocinquanta metri, improvvisamente si è sollevata sulle zampe posteriori e si è rovesciata all’indietro restando sul posto. Ho capito, da lontano, che avevo avuto io la meglio. Poco dopo sono arrivati i cani ed è stata la loro felicità. Dovevamo raggiungerli in fretta, altrimenti per le nostre pappardelle non sarebbe rimasto granché!

Raccolta la lepre, anzi, a dire il vero, dopo averla sottratta a fatica a quei meravigliosi cani, sono letteralmente caduto a sedere stremato ma felice.

Il sole di quella tarda mattinata di ottobre rendeva l’aria dolce e tiepida, le foglie delle viti, ormai gialle e rosse, rendevano quel paesaggio dorato, lo scenario, nel suo insieme, era fantastico. Un rito ancestrale e naturale si era ripetuto ancora una volta: avevamo raccolto un meraviglioso frutto della terra e dell’autunno, una lepre che ci avrebbe sfamati e deliziati a tavola come un dono della natura che tanto amiamo.

Questo ricordo di caccia ci è stato inviato da Giancarlo. Invia a info@sittingbull.it i tuoi racconti, i migliori saranno pubblicati nella nostra sezione “Racconti di caccia”!

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