Racconti: la lepre zoppa

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RACCONTI DI CACCIA

LA LEPRE ZOPPA

Saranno passati più o meno venticinque anni. Da poco mio figlio mi accompagnava nelle uscite di caccia alla lepre, che in quella stagione erano andate piuttosto bene.

Bosco e Fiume, i nostri segugi, avevano dato il meglio.

Eravamo ormai a novembre inoltrato e a ogni uscita trovavamo, sul quella collina ripida, le fatte di un grosso maschio di lepre, sempre presente ma introvabile da tutti fino a quel momento. A poco a poco gli altri cacciatori lepraioli avevano abbandonato e anche noi ci facevamo solo qualche uscita, di tanto in tanto.

Ogni volta che si trovava quella pastura, sembrava che i cani fossero sulle doppie ma, alla fine, ci stavamo persuadendo che quella lepre avesse preso il volo.

Ampie perlustrazioni nei campi circostanti avevano sempre dato esito negativo; nessuna intesa o intese blande e i cani tornavano sempre e solo nello stesso punto. Cosa anomala e insolita; sarà stato anche per questo che la curiosità (e un po’ la sfida) mi avevano preso sempre di più.

UN SEGNALE INATTESO

Quella domenica mattina di novembre c’eravamo io, mio figlio e il nostro amico e compagno di avventure Mario. Appena sciolti i cani ed arrivati in zona, solita storia: attacco della pastura, voci decise e sicure, subito rinvenute alcune fatte, ma i cani continuavano a percorrere lo stesso tratto, avanti e indietro, senza risultati.  Ho pensato subito di legare i cani, convinto che anche quella mattinata si fosse conclusa con un nulla di fatto, quando ho sentito mio figlio gridare: la lepre, la lepre!

La lepre infatti! Gli era partita da vicino i piedi, sotto un grosso albero di noce proprio in mezzo al campo di pastura!

Alla fucilata, mio figlio si è precipitato a raccogliere la lepre, ma non riusciva a sollevarla del tutto, era troppo grande e pesante. Giunto io sul posto e presa la lepre in mano, l’arcano del suo strano comportamento ha avuto subito una facile spiegazione: la lepre era zoppa, con una delle zampe anteriori nettamente più corta dell’altra, forse fin dalla nascita.

Era il vecchio ed inafferrabile maschio.

L’intelligente animale, sentendosi menomato, aveva sopperito alla sua difficile condizione con la furbizia: far finta di allontanarsi e poi tornare e fare il covo proprio dove era stato tutta la notte.

Onore a lei, ma vuoi mettere la gioia sfrenata di un bambino e di due cuccioloni con le orecchie lunghe!

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